PRIMI FREDDI? PROTEGGITI!

È arrivato l’autunno! Ognuno di noi riprende le attività sospese durante l’estate, e quindi via al ritorno a scuola, in piscina, in palestra, a correre all’aperto e ai vari impegni che ci mantengono sempre attivi ed energici…ma attenzione a non cadere subito nel primo malanno della stagione fredda!

Con l’arrivo dell’inverno il nostro sistema immunitario viene messo a dura prova: le temperature sono più basse, le giornate sono più corte, virus e batteri sono molto più diffusi.
Inoltre, altri fattori che possono renderci più vulnerabili sono lo stress fisico e mentale, una vita sedentaria, poche ore di sonno, una dieta sbilanciata e sbalzi termici.

Come accorgersi se le nostre difese sono indebolite?

  • raffreddore e mal di gola frequenti;
  • stanchezza, debolezza e dolori muscolari costanti;
  • difficoltà a concentrarsi;
  • herpes;
  • disturbi intestinali, causati dall’alterazione della flora batterica, principale responsabile della difesa immunitaria.

COME PROTEGGERSI AL MEGLIO?

Tra gli elementi più rilevanti per avere un sistema immunitario attivo spiccano le vitamine (soprattutto la C e la D), minerali (zinco, selenio e ferro) ed estratti naturali di piante, fra cui si distinguono l’Echinacea, l’Eleuterococco, il Sambuco e l’Uncaria.
Vediamone alcuni nel dettaglio.

  • La vitamina C (o acido ascorbico o ascorbato)
    è in grado di sostenere e stimolare le principali cellule del sistema immunitario, come neutrofili, macrofagi e linfociti. Ha inoltre una forte azione antiossidante: è capace di neutralizzare i radicali liberi, responsabili di danni a cellule e tessuti. In più, intervenendo nella biosintesi del collagene, proteina principale di pelle e cartilagine, contribuisce all’integrità della pelle stessa, prima linea di difesa del nostro organismo. La vitamina C si trova soprattutto negli alimenti freschi e ne sono particolarmente ricche le arance, le fragole, i mandarini, i kiwi, gli spinaci, i broccoli, i pomodori e i peperoni. Data la termolabilità, questi alimenti devono essere conservati per non più di 3-4 giorni e consumati crudi o comunque poco cotti.
  • La vitamina D (o colecalciferolo)
    svolge un ruolo indispensabile per le nostre difese in quanto attiva i linfociti, cellule che combattono le infezioni. Per garantirsi quantità adeguate di vitamina D è necessario esporsi alla luce solare, possibile soltanto in alcuni periodi dell’anno, e alimentarsi con cibi di origine animale ricchi di vitamina D: pesci grassi (salmone, aringhe, sgombro, tonno), uova e formaggio.
  • Zinco
    minerale importante come immunostimolante poiché ha un ruolo centrale nella maturazione e nella differenziazione delle cellule immunitarie, promuovendo lo sviluppo dei linfociti e la produzione degli anticorpi. Inoltre lo zinco aiuta a mantenere integre le mucose e la pelle, cioè le prime barriere di difesa. Ottime fonti naturali di zinco sono i semi di zucca, le noci e le mandorle.
  • Echinacea (Echinacea angustifolia, Echinacea pallida ed Echinacea purpurea)
    pianta conosciuta fin dall’antichità per le proprietà immunostimolanti e antivirali, è utile per favorire le difese immunitarie e curare i sintomi di malattie da raffreddamento. La sua azione si esplica in particolar modo con l’aumento dei leucociti e dei macrofagi, cellule in grado di intrappolare ed eliminare gli agenti esterni dannosi. Migliora quindi la resistenza dell’organismo alle aggressioni esterne e aumenta l’efficacia delle nostre difese immunitarie. È utile sia in caso di malattie acute delle alte vie respiratorie sia per prevenire nuove infezioni. Per la prevenzione dalle malattie stagionali si usa in genere a cicli regolari, a partire da settembre, assumendola per 20 giorni consecutivi e 10 giorni di pausa.
  • Eleuterococco
    conosciuto anche come ginseng siberiano, l’eleuterococco rientra nella categoria delle piante ad azione tonica e adattogena, è in grado cioè di contrastare l’astenia e i sintomi ad essa associati, come debolezza, affaticamento e difficoltà di concentrazione. Ha inoltre la capacità di rafforzare le difese immunitarie, in quanto capace di aumentare i livelli ematici di linfociti. Il suo utilizzo è indicato nella prevenzione delle malattie infettive e nelle forme influenzali, perché ne contrasta l’insorgenza e aumenta la resistenza al freddo.
  • Fermenti lattici probiotici (bifidobatteri e lactobacilli).

Forse non tutti sanno che l’intestino non è l’organo deputato soltanto alla digestione del cibo, ma è anche la sede principale del sistema immunitario poiché ospita circa il 70% delle nostre difese. La mucosa intestinale è la più ampia superficie dell’organismo a contatto con virus e batteri, dunque è fondamentale avere una flora batterica intestinale ben equilibrata. L’assunzione di fermenti lattici vivi probiotici, cioè batteri e lieviti “buoni”, è essenziale per favorirne un buon funzionamento.

BUONE ABITUDINI DA RICORDARE

Gli integratori sono un valido sostegno per avere un organismo sano e forte, ma il primo passo da fare è adottare uno stile di vita sano, seguendo queste “semplici” regole:

  • seguire un’alimentazione equilibrata e soprattutto ricca di vitamine e sali minerali. In particolare, è buona regola consumare verdure di stagione (broccolo, cavolo) e frutta fresca, soprattutto agrumi e kiwi, ricchissimi di vitamina C. Nel carrello della spesa non dovrebbero mancare inoltre cereali integrali, proteine magre del pesce e alimenti che contengono fermenti lattici probiotici (yogurt);
  • svolgere una moderata attività sportiva, utile per potenziare il sistema immunitario;
  • limitare o eliminare fonti di stress. Lo stress, infatti, influisce sul numero dei globuli bianchi che risultano meno responsivi a stimoli esterni, rendendo l’organismo più “attaccabile” da agenti che causano malattie;
  • “dormire bene”: un sonno di buona qualità, di almeno 7-8 ore e caratterizzato da un regolare ritmo sonno-veglia influenza positivamente il sistema immunitario.

Dott.ssa Clarissa Falchi

Ferro: che cos’è, e a cosa serve?

Il ferro è un elemento indispensabile al nostro organismo.
La sua funzione principale riguarda la produzione di emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi che permette il trasporto di ossigeno a tutti i tessuti, e della mioglobina, un’altra proteina deputata a fissare l’ossigeno all’interno dei muscoli.
Sostiene la termoregolazione fisiologica: bassi livelli di ferro sono associati infatti a sensazione di freddo.
Contribuisce alla normale funzione cognitiva, alla normale funzione del sistema immunitario e alla riduzione di stanchezza e affaticamento.

Fabbisogno giornaliero di ferro

La dose giornaliera raccomandata di ferro per un adulto è 14 mg circa. Questo fabbisogno giornaliero varia però a seconda di età, sesso e di condizioni particolari, come gravidanza e allattamento. In generale le donne necessitano di assumere quantitativi maggiori rispetto agli uomini.

Sintomi della carenza di ferro

La carenza di ferro porta come prima cosa ad anemia, cioè riduzione dei globuli rossi nel sangue e quindi la capacità di distribuire ossigeno ai tessuti. I primi sintomi di carenza di ferro sono quindi stanchezza, mancanza di energie, disturbi gastrointestinali, difficoltà di memoria e concentrazione, calo delle difese immunitarie e problemi di termoregolazione.

A chi consigliamo l’integrazione di ferro?

  • A chi segue una dieta vegetariana, vegana o comunque una dieta povera di carne o pesce.
  • A donne in gravidanza e allattamento.
  • A donne con ciclo mestruale abbondante
  • A chi pratica molto sport, soprattutto di resistenza
  • In caso di stanchezza e affaticamento
  • A chi usa antiacidi, o eccede nell’uso di lassativi o FANS
  • Per contrastare la caduta dei capelli
  • Per sostenere il sistema immunitario

Curiosità:

  • Molto spesso chi assume ferro sa che quest’ultimo può indurre stitichezza e irritazione del tubo digerente, ecco perchè spesso e volentieri lo troviamo in forma chelata come citrato o bisglicinato.
  • L’assorbimento di ferro avviene nell’intestino tenue, e migliora in presenza di Vitamina C o acido folico.
  • L’assunzione frequente di acido acetilsalicilico aumenta il fabbisogno di ferro.
  • L’assunzione di tè o caffè ne inibiscono l’assorbimento.
  • Il ferro introdotto con la dieta è trasportato nell’organismo dalla transferrina, ed accumulato nel fegato sotto forma di ferritina, una proteina di deposito. Quando una persona è carente di ferro il corpo utilizza le riserve in maniera automatica. Per controllare se c’è carenza di ferro quindi è necessario misurare sia il contenuto di ferro che quello di ferritina.

Cibi ricchi di ferro:

Negli alimenti, il ferro è presente in due forme:

  • ferro eme, più facilmente assimilabile, presente nelle carni:
    • fegato
    • manzo
    • prosciutto
    • bresaola
    • pesci: scorfano, occhiata, spigola, acciuga, sarda, tonno,  sgombro
    • molluschi
    • crostacei
  • legato a emoproteine
  • ferro non-eme, di origine vegetale presente in:
    • spinaci
    • cavoli di bruxelles
    • cacao
    • mandorle
    • fichi secchi
    • legumi secchi e fagioli freschi
  • in forma inorganica

La differenza è nel diverso meccanismo con cui viene assimilato; il ferro eme è assorbito da siti specifici presenti nella mucosa intestinale, e non è influenzato dalla presenza di altre sostanze; il ferro non-eme ha assorbimento variabile in base alla presenza di inibitori o promotori.

Dott.ssa Barbara Matteoli

Fonti:

– saperesalute.it
– humanitas.it
– issalute.it
– solgar professional desk reference

Informazioni per tutti:
www.takeironseriously.com


Fuoco di Sant’Antonio (Herpes zoster): la difesa efficace è il vaccino.

Quello che chiamiamo comunemente fuoco di Sant’Antonio è un’infezione virale dovuta all’Herpes zoster: la fase acuta invasiva dell’infezione prende il nome di varicella (virus varicella-zoster), ed è tipica dell’età pediatrica; una volta guariti dalla varicella, il virus resta latente nel tessuto nervoso, e si può riacutizzare in periodi successivi della vita, prendendo il nome di fuoco di Sant’Antonio.
La probabilità di sviluppare almeno un episodio di fuoco di sant’Antonio in età adulta riguarda, in media, una persona ogni quattro, arrivando ad 1 individuo su 2 nei soggetti di età superiore a 85 anni.
I soggetti più esposti alla riattivazione del virus sono le persone anziane e quelle immunodepresse, che oltre i 50 anni rischiano anche manifestazioni più severe e complicate proprio a causa del naturale declino delle difese immunitarie dell’organismo.

Il fuoco di Sant’Antonio (chiamato così perché per guarirlo si invocava Sant’Antonio Abate) si manifesta con una eruzione cutanea che duole e brucia intensamente, accompagnata da caratteristiche vescicole che spesso disegnano una strisciata arrossata sulla pelle. Le vescicole evolvono seccandosi e formando croste che guariscono e si staccano, ma quello che crea maggior preoccupazione è la parte non visibile dell’infezione: nel tessuto nervoso può persistere, per settimane o mesi dopo la guarigione, uno stato doloroso cronico (nevralgia post erpetica) piuttosto invalidante, che incide negativamente sulla qualità della vita, e addirittura, quando l’infezione riguarda il nervo ottico e non viene trattata in tempo, il rischio è la cecità. Oltre al dolore prolungato, possono restare cicatrici che rendono la pelle più fragile e sensibile alle infezioni e, in generale, una debolezza dell’organismo che ci rende meno attivi.

Appena ci si accorge di avere sfoghi cutanei particolarmente fastidiosi e localizzati in una zona del corpo ben circoscritta, è necessario rivolgersi tempestivamente al medico. Una diagnosi precoce permette di iniziare subito la terapia con antivirali, e limita l’espansione del virus, aiutandoci a tenerne a bada ulteriori infiltrazioni nei nervi e velocizzando la guarigione.
La cura, però, non ci mette al riparo da future recidive, di cui non possiamo prevedere localizzazione, frequenza e intensità.

Per questo, in Italia, è raccomandata e gratuita la vaccinazione anti-herpes zoster in età adulta:

  • per le persone a partire dai 65 anni
  • per i soggetti a partire dai 50 anni di età con presenza di patologie quali diabete mellito, patologia cardiovascolare e broncopneumatia cronica ostruttiva (BPCO),
  • per i soggetti che, a partire dai 18 anni di età, siano fortemente esposti al rischio di  recidiva di herpes zoster, come, per esempio, i candidati al trattamento con terapia immunosoppressiva

La vaccinazione contro l’herpes zoster è in grado di ridurre di circa l’80% i casi di nevralgia post-erpetica (una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia) e circa il 65% di tutti i casi clinici di herpes zoster.

Per la popolazione a rischio sono disponibili in Italia:

  • un vaccino a virus vivo attenuato (Zostavax®), indicato per i soggetti oltre i 50 anni di età, da inoculare sotto cute in un’unica dose. La protezione che offre si riduce rapidamente negli anni;
  • un vaccino ricombinante adiuvato (che contiene, quindi, solo la porzione del virus capace di risvegliare l’immunità contro l’herpes zoster, insieme ad una sostanza che ne amplifica l’effetto), approvato nel 2021 (Shingrix®). La sua schedula vaccinale prevede due iniezioni nel muscolo del braccio, a distanza di circa 2 mesi (secondo il parere del medico curante). La durata dell’effetto di questo nuovo vaccino è più lunga, e può essere utilizzato per riattivare l’immunità dopo una dose di vaccino a virus vivo attenuato.

Gli effetti collaterali più comuni dei vaccini sono passeggeri e soprattutto a carico del sito di inoculo (rossore, gonfiore, dolore); più raramente si manifestano fatica generalizzata, dolorabilità muscolare, mal di testa e febbre.
Le controindicazioni alla vaccinazione riguardano la gravidanza (per cui non esistono studi), la grave compromissione immunitaria, l’allergia alle componenti dei vaccini e l’infezione in corso da herpes zoster stesso.
E’ sempre raccomandato confrontarsi con il medico per valutare l’opportunità della vaccinazione e quale vaccino impiegare.

I vantaggi di questa vaccinazione sono innumerevoli: in una popolazione che vive sempre più a lungo, limitare i danni dovuti alla nevralgia post erpetica significa aiutare concretamente a mantenere un buono stato di salute e di autonomia nei soggetti sani, mentre nelle persone affette da altre patologie, risparmiare loro peggioramenti dovuti alle conseguenze del fuoco di Sant’Antonio.
Inoltre, se consideriamo anche la vaccinazione anti-varicella offerta nell’età pediatrica, ci proiettiamo verso una sempre minore incidenza della malattia sulla popolazione tutta, con l’obiettivo di riuscire a sconfiggerla come già avvenuto per alcune altre gravi patologie.

Non sottovalutiamo il problema del fuoco di sant’Antonio, e non esitiamo ad utilizzare i validi strumenti che abbiamo a disposizione per proteggerci concretamente.

Dott.ssa Laura Piccini

Fonti:
Ministero della Salute
Ordine dei Medici
Schede tecniche dei vaccini autorizzati in Italia

I benefici dell’astaxantina

L’astaxantina è il pigmento rosso-rosa che colora alcuni pesci, tra cui i crostacei, che appartiene
alla famiglia dei carotenoidi.
Questa sostanza ha un forte potere antiossidante oltre a capacità fotoprotettive e antinfiammatorie
trovando applicazione anche nello sport e nell’estetica.
Antiossidante
La capacità antiossidante è la capacità di neutralizzare i radicali liberi, molecole altamente
reattive che si sviluppano all’interno del nostro organismo come forme di scarto di processi
metabolici oppure come risultato di agenti esterni come inquinamento, fumo di sigaretta e
radiazioni.
I radicali liberi possono innescare reazioni a catena all’interno dell’organismo anche nocive; gli
antiossidanti hanno proprio la capacità di proteggere cellule e tessuti da questi
meccanismi.
Astaxantina e fotoinvecchiamento
L’astaxantina trova larga applicazione per il suo effetto antiage che viene sviluppato agendo su
più fronti:
✔ favorisce la riduzione degli enzimi che degradano l’acido ialuronico
✔ protegge le membrane cellulari e il DNA
✔ agisce direttamente sull’attività dei fibroblasti
✔ controlla il turnover cellulare dei cheratinociti
✔ esercita un’azione schermante diretta sui raggi UV
L’esposizione ai raggi UV può scatenare effetti nocivi che l’astaxantina può sensibilmente ridurre.
L’astaxantina infatti si accumula nel derma e aiuta a proteggere principalmente dai raggi UVA,
quelli che penetrano più profondamente nella nostra pelle. La sua azione protettiva si esprime
quindi anche riducendo il fotoinvecchiamento, e rallentando il rilassamento cutaneo indotto dalla
sovraesposizione ai raggi UVA.
Astaxantina e azione antinfiammatoria
L’azione antiinfiammatoria dell’astaxantina deriva non solo dalla capacità di ridurre le specie attive
dell’ossigeno ma anche dalla potenzialità di spengere l’attivazione dei geni nfkb, coinvolti nei
processi infiammatori. Queste azioni combinate tra loro hanno, in ultima analisi, azione neuroprotettiva e
nefroprotettiva.
Astaxantina e sport
Lo sport è sicuramente un toccasana per la vita di tutti noi ma ha ovviamente anche qualche
piccola contrindicazione. Quando si fa sport ad alti livelli e allenamenti intensi si sviluppa
all’interno dell’organismo, soprattutto a carico dei muscoli più coinvolti, un forte stress ossidativo
che può aumentare il rischio di infortunio muscolare o tendineo. L’astaxantina, per la
sua natura, è ottima quindi nel miglioramento del recupero post-workout e nella riduzione del
rischio infortuni.

L’astaxantina si assume durante i pasti alla dose consigliata tra i 2 e gli 8 mg al giorno.

Dott.ssa Letizia Vitali

Come accogliere in casa un nuovo gattino

Se stai per accogliere in casa un nuovo gattino, è importante farsi trovare preparati al suo arrivo!

Assicurati innanzitutto di aver reso la tua casa a prova di cucciolo: sappiamo che adorano arrampicarsi, esplorare e nascondersi, quindi è fondamentale mettere in sicurezza la casa. Come? Togli eventuali piante  velenose, nascondi prodotti per la pulizia pericolosi, e proteggi prese e cavi elettrici.

In secondo luogo allestisci una stanza con tutto il necessario per prenderti cura di lui e aiutarlo a stabilirsi nella sua nuova casa. Ecco una breve lista di cose da procurarsi:

  • una scatola o una cesta per creare una cuccia accogliente in cui dormire, da posizionare in un luogo tranquillo della casa;
  • una lettiera e la relativa sabbietta. Una lettiera coperta è l’ideale per ridurre al minimo fuoriuscite e odori, ma se ne preferisci una aperta esistono sabbiette arricchite con carboni attivi. Preferisci una lettiera vegetale ad una minerale per smaltirla più facilmente, gettandola nei rifiuti organici o nel wc domestico;
  • un trasportino stabile e sicuro per le future visite dal veterinario; scegline uno che sia abbastanza grande per quando il gattino sarà completamente cresciuto.
  • un collarino che disponga della targhetta di identificazione e che possa adattarsi alla sua crescita, preferendone uno “anti strangolamento”;
  • un tiragraffi per evitare che il gattino si affili le unghie sul divano o su altri mobili della casa, e giocattoli vari per stimolarlo a correre e saltare;
  • attrezzatura per la toelettatura: scegli una spazzola o un pettine adatto al suo mantello e un tagliaunghie specifico per gatti.

Infine, un accorgimento per il cibo: acquista alimenti specifici per gattini contenenti un adeguato apporto di nutrienti, al fine di garantire una corretta crescita. Per evitare che in futuro si manifestino intolleranze e allergie è bene scegliere fin da subito un buon mangime, senza additivi chimici e con carni fresche. Una volta spuntati i denti da adulto, a circa 12 mesi, puoi passare lentamente al cibo per gatti adulti. Le esigenze nutrizionali di un gatto grande dipendono da diversi fattori tra cui taglia, razza, livelli di attività e sterilizzazione.

LA PRIMA VISITA DAL VETERINARIO

A partire dalla decima settimana di vita è importante portare il gattino dal veterinario, sia per un controllo generale del suo stato di salute sia per iniziare il percorso vaccinale.

I vaccini essenziali (detti anche “core”) sono raccomandati per tutti i gatti e sono raggruppati in un unico vaccino (chiamato vaccino trivalente). Tale vaccino protegge l’animale dalla Panleucopenia Felina (gastroenterite virale nota anche come cimurro), infezioni da Herpes virus felino e infezioni da Calicivirus. La prima vaccinazione va solitamente fatta tra i 2 e i 3 mesi di vita, a cui si aggiunge un richiamo dopo 2-4 settimane dal primo; successivamente si procede con richiami annuali.

I vaccini facoltativi (detti anche “non core”) sono consigliati a seconda dello stile di vita del tuo gattino. Essi consentono di proteggerli da malattie come la FeLV (la leucemia felina), la FIP (la peritonite felina infettiva) o la clamidiosi. Anche per questi vaccini la somministrazione dovrà essere annuale.

Un altro argomento da affrontare insieme al veterinario è la protezione del gatto (e della casa!) dai più comuni parassiti: pulci, acari, pidocchi e zecche. Esistono in commercio vari prodotti per il trattamento e la prevenzione da parassiti, da somministrare non prima delle 8 settimane di vita e con peso corporeo superiore a 1 kg. E’ possibile scegliere tra compresse masticabili o soluzioni spot-on, vale a dire pipette da somministrare direttamente sulla cute a livello delle scapole. La maggior parte dei prodotti proteggono l’animale per un mese, ma nuove formulazioni prolungano fino a 3 mesi la protezione.

Infine, una pratica da effettuare ai primi mesi di vita del gattino è la sverminazione: i piccoli vengono infatti infettati attraverso il latte materno da endoparassiti, da cui possono derivare gravi danni dell’epitelio intestinale con conseguenti episodi di diarrea. I gattini devono essere sverminati ogni 14 giorni a partire dalla sesta settimana di vita fino ai 3 mesi; successivamente, ogni mese finché raggiungono i 6 mesi. La sverminazione consiste in un’unica somministrazione di una compressa ad azione vermifuga, da somministrare al gattino al momento del pasto.

Adesso non ti resta che divertirti a farlo giocare e godere della sua compagnia!

                                                                                    Dott.ssa Clarissa Falchi

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