IL RIPOSO CHE TUTTI DESIDERIAMO!

I disturbi del sonno sono sempre più diffusi oltre ad essere correlati a diverse criticità di rilevante impatto sanitario e sociale, come gli incidenti stradali e sul lavoro o il ridotto rendimento scolastico o produttività lavorativa. La statistica ci dice che su  dieci italiani sette manifestano disturbi del sonno, quattro si addormentano con difficoltà , tre non riescono ad avere un riposo costante e due si svegliano molto prima dell’orario stabilito. Recentemente si è notato che il tipo di insonnia più facilmente soggetta a peggiorare è collegata ai risvegli frequenti. Il disturbo invece che più degli altri comporta il ricorso a farmaci e integratori è quello della difficoltà a prendere sonno.

La dieta 

La dieta può essere uno strumento da non sottovalutare per contrastare l’insonnia. Con il cibo infatti possiamo in primo luogo stimolare la serotonina, per questo è indicato consumare cibi contenenti carboidrati per cena, via libera quindi a pasta e riso purché in quantità giuste e possibilmente integrali (per contenere l’impatto glicemico grazie alla presenza di fibre). Utile abbinare poi anche una porzione di verdure per mantenere il senso di sazietà. Le proteine, invece, tendono a tenerci svegli, pertanto indicate a pranzo per tenerci attivi sul lavoro, un po’ meno per la cena.

Ciò che è importante evitare a cena per dormire meglio sono gli alcolici poiché sviluppano un effetto paradosso. Specialmente se bevuti in grande quantità prima danno sonnolenza ma poi vanno ad influire sulla fase REM del sonno peggiorandone significativamente la qualità. É opportuno anche ridurre tutte le bevande eccitanti come caffè, thé e cioccolato fondente.

Consigliabili invece frullati di verdura o frutta (o frutta a pezzi) per l’apporto di carboidrati e fibre e per il limitato impegno gastrico.

Il latte purtroppo non ha scientificamente le qualità che gli vengono attribuite legate al sonno però ha pur sempre il lattosio (carboidrato) e un limitato carico digestivo.

Per dormire bene oltre a cosa si mangia va valutato anche il tempo di riempimento e svuotamento gastrico, consumare il pasto 2-3 ore prima di coricarsi è solitamente una giusta scelta se applicate le direttive sopraelencate. 

Sport

Per migliorare il sonno non c’è solo da porre attenzione sulle nostre abitudini a tavola ma anche ad altri momenti della nostra giornata, ad esempio il momento dell’attività fisica. La fatica fisica stimola il sonno di qualità a condizione che non venga svolta attività troppo tardi la sera.

Integratori

Gli integratori per il sonno sono moltissimi, hanno in comune il fatto di essere composti principalmente da fitoelementi.

Melatonina

La melatonina è un ormone già presente nel nostro organismo. Nel nostro corpo viene prodotto dalla stimolazione della luce, per questo motivo la troviamo ad alte concentrazioni durante il giorno e basse concentrazioni nella notte.

La melatonina risulta molto utile nei disturbi del sonno in cui il soggetto non riesce a prendere sonno ma una volta addormentato riesce a portare avanti il sonno per tutta la notte. La melatonina ha manifestato ottime capacità nella gestione del Jet-leg (sindrome da fuso orario). 

Teanina

La teanina è un aminoacido naturale molto concentrato nel the verde ma presente anche in piante come la Camelia e in alcuni funghi come Boletus badius. Ha comprovate capacità rilassanti, antistress e ansiolitiche, questo perché può agire da substrato per la sintesi del GABA neurotrasmettitore inibitorio del nostro organismo. Alla teanina si attribuisce una ottima azione rilassante senza indurre sonnolenza.

5-idrossitriptofano

Derivato aminoacidico che si ottiene dal triptofano e precursore della serotonina (neutotrasmettitore coinvolto nel meccanismo del sonno). Il 5-idrossitriptofano è efficace nel favorire il rilassamento e il sonno e lo troviamo nella pianta Griffonia simplicifolia.

Melissa

La melissa ha proprietà antispastiche, sedative, moderato tonico antidepressivo, regolatrice intestinale.

Valeriana 

La valeriana è una pianta antica che risale addirittura ai tempi dei greci e latini. Viene usata come sedativo dei disagi e nei disturbi del sonno, l’uso è spesso in associazione con luppolo o altre erbe che favoriscono la sonnolenza, utile anche in casi di ansia e stress psicologico e anche in questa ottica utile nei disturbi del sonno legati alla sfera emotiva. Queste capacità sono da ricondurre al contenuto di valepotriati che agiscono a livello del cervello e del sistema nervoso. Utile in ultimo anche per sospendere terapie con rimedi di sintesi assunti proprio per il sonno, è necessaria però una terapia costante e continua con il fitoterapico.

Come ultimo consiglio in fatto di abitudini è altamente consigliabile avere una buona igiene del sonno. Ciò significa applicare piccole regole che aiutano considerevolmente la qualità del sonno, ad esempio: andare a letto sempre alla stessa ora e svegliarsi alla stessa ora, tenere gli apparecchi elettronici e la tv fuori dalla stanza,  regolare opportunamente il buio.

Ricordiamoci che una buona qualità del sonno rientra tra le poche semplici regole per rinforzare il nostro sistema immunitario, la mancanza di sonno infatti può ridurre la prontezza delle nostre difese.

      Dott.ssa L.Vitali

Fonte: sonnomed.it

LA LEISHMANIOSI NEL CANE

Cos’è la leishmaniosi canina e come si trasmette?

La leishmaniosi è una malattia infettiva e contagiosa particolarmente pericolosa per il cane, causata dal parassita Leishmania Infantum, appartenente alla famiglia dei protozoi.
La malattia è trasmessa dalla puntura di piccoli insetti, i flebotomi (Phlebotomusperniciosus), più comunemente noti come Pappataci: minuscoli insetti ematofagi, cioè che pungono per nutrirsi di sangue, più piccoli e silenziosi di una zanzara.  Quando il flebotomo punge un animale infetto per cibarsi, ingerendo il sangue, assume il parassita leishmania, che si moltiplica al suo interno e si deposita nell’apparato buccale del flebotomo pronto per reinfettare altri animali con un successivo pasto di sangue. 

Durante il giorno i pappataci si nascondono nelle fessure, nei condotti fognari, in generale in tutti gli spazi areati; si muovono e agiscono al crepuscolo e durante le ore notturne, motivo per cui sono ancora più difficili da individuare. Questi insetti hanno attività stagionale: indicativamente sono più attivi da maggio a ottobre. Colpiscono sia il cane, che è il serbatoio preferenziale dell’infezione, sia l’uomo. La leishmaniosi nel cane è quindi classificabile come “zoonosi”, cioè come malattia potenzialmente trasmissibile dall’animale all’uomo, ma il contagio diretto da cane a uomo è assolutamente escluso, in quanto l’unico modo per essere infettati dal parassita è attraverso la puntura dell’insetto volante. Fortunatamente, però, la malattia nell’uomo è meno grave, anche grazie alla capacità della medicina di curarla attraverso farmaci che consentono la completa e totale guarigione.

Quali sono i sintomi della leishmaniosi?

Il periodo di incubazione della leishmaniosi nel cane può variare da alcuni mesi ad anni. Una volta entrata nel circolo ematico del cane, la leishmaniosi si manifesta prevalentemente in forma generalizzata, coinvolgendo diversi apparati e organi. La Leishmaniosi può decorrere con sintomatologia grave o in forma quasi inapparente. I principali sintomi clinici sono:

  • Alopecia (perdita di pelo) intorno a occhi, zampe e dorso;
  • Dermatite secca esfoliativa, che ricorda la forfora;
  • Crescita eccessiva delle unghie (onicogrifosi);
  • Inappetenza e perdita di peso;
  • Stanchezza e debolezza;
  • Lesioni sulle orecchie, nella mucosa orale e nel naso, con la relativa epistassi;
  • Zoppie e dolori articolari.

In alcuni casi si presentano sintomi peggiori, dal momento che danni maggiori coinvolgono gli organi interni. Ad esempio l’anoressia, il vomito, la diarrea, l’insufficienza renale con conseguente aumento della diuresi (poliuria) e della sete (polidipsia).

Talvolta, la leishmaniosi nel cane può decorrere in forma asintomatica, fattore che ostacola una diagnosi tempestiva. Più rara è la forma acuta, che esordisce con febbre elevata, drastico calo dell’appetito e abbattimento generale. In quest’ultimo caso, la prognosi è quasi sempre infausta.

Cura della malattia

Una diagnosi precoce di leishmaniosi nel cane favorisce l’efficacia della cura.
La terapia è sia specifica, ossia volta a bloccare l’azione del parassita, attraverso l’uso di farmaci leishmanicidi, sia sintomatica, cioè utile a tenere sotto controllo le manifestazioni cliniche associate al progredire della malattia.

 Il trattamento, comunque, non elimina con certezza la presenza del parassita, motivo per cui il cane positivo alla leishmaniosi dovrà essere sottoposto spesso a esami clinici specifici per monitorare l’andamento della malattia e provvedere a nuovi cicli terapeutici, se necessario.

Come faccio a sapere se il mio cane ha contratto la leishmaniosi?

Quando si teme la leishmaniosi del cane ma vi è assenza di sintomi sospetti, è possibile togliersi ogni dubbio attraverso un semplice test diagnostico: è sufficiente un piccolo prelievo di sangue per sapere, in soli 15 minuti, se il tuo cane è venuto a contatto con il parassita.

Come prevenirla?

Poiché ancora non esiste una cura in grado di debellare in modo definitivo questa malattia, è fondamentale la prevenzione, con l’azione combinata di profilassi e vaccino.

  • Gli antiparassitari esterni sono i rimedi di prima scelta. È essenziale che abbiano un effetto repellente nei confronti dei pappataci, per impedire loro di avvicinarsi all’animale e nutrirsi. Possono anche avere un’azione insetticida, tale per cui un eventuale contatto con il cane porta rapidamente alla morte degli insetti.
  • Ridurre il più possibile i tempi d’esposizione al flebotomo: è quindi consigliabile limitare le passeggiate serali del cane ed evitare le zone nei pressi di corsi d’acqua, specie se stagnanti, far dormire l’animale all’interno dell’abitazione durante le ore notturne e installare zanzariere a maglie fitte alle porte e alle finestre di casa.
  • Il vaccino. Se il primo vaccino uscito aveva un iter poco pratico, con il nuovo vaccino la vaccinazione è molto più semplice ed è efficace in meno tempo, poiché richiede 1 sola iniezione e la protezione è garantita nel giro di 1 mese. Resta comunque necessario il richiamo annuale per mantenere l’efficacia della protezione.

Una precisazione importante: la vaccinazione stimola la risposta immunitaria dell’animale e riduce la probabilità di contrarre la malattia, ma l’efficacia non arriva al 100%. Questo vuol dire che alcuni cani potrebbero ammalarsi comunque, ma il vaccino allevia i sintomi e permette alla malattia di evolversi in modo meno grave. Il vaccino non elimina del tutto il rischio di contrarre la malattia e soprattutto non elimina il contagio, cioè non impedisce ai pappataci di trasmettere il parassita. Per questo motivo è fondamentale abbinare la vaccinazione alla profilassi con un trattamento antiparassitario, che tenga i pappataci lontani dal cane.
La fine dell’inverno è il momento migliore per la vaccinazione: un vaccino fatto tra febbraio e marzo genera l’immunità con l’arrivo della primavera, in tempo prima che i pappataci comincino a proliferare. Per poter essere vaccinato, il cane deve aver superato i 6 mesi di età e deve eseguire le analisi del sangue per verificare di non essere già malato.

      Dott.ssa C. Falchi

Disegna il Natale 2022

Le Farmacie Comunali premiano il tuo disegno.

Per i bambini dai 5 ai 10 anni: dall’8 al 24 dicembre porta un disegno alla tua farmacia comunale.
Il 6 gennaio scoprirai se il tuo disegno sarà il protagonista della vetrina del Natale 2023. Ogni pannello illuminato della vetrina principale riporterà uno dei 5 disegni vincitori con il nome del bambino che lo ha realizzato.
I vincitori riceveranno un piccolo omaggio di ringraziamento.

Il 6 Gennaio verranno premiati per ognuno dei nostri tre comuni:

  • i 3 disegni più belli
  • il disegno più originale
  • il disegno più solidale

I genitori dei bambini saranno contattati tramite mail o telefono.

LE COLICHE GASSOSE DEL NEONATO

Le coliche gassose del neonato sono caratterizzate dalla comparsa improvvisa, in un neonato sano, di pianto inconsolabile, che dura più di 3 ore al giorno, per 3 giorni o più la settimana, per 3 o più settimane consecutive. 

Le coliche colpiscono i lattanti di entrambi i sessi, di tutte le etnie e di tutte le classi socio-economiche a partire dal secondo mese di vita, e tendono a ridursi, o scomparire del tutto,  dopo il quarto mese.

Purtroppo non sappiamo ancora cosa provochi le coliche nel neonato.
Sono state fatte svariate ipotesi:

  • possono derivare da un eccesso di gas prodotto dai batteri intestinali: questo causerebbe  irritabilità, rigonfiamento dell’addome, eruttazione e  flatulenza.
  • possono essere causate dall’allergia al latte. Le coliche gassose però hanno la stessa frequenza sia nei bambini allattati al seno sia in quelli alimentati con latte artificiale, inoltre molti studi hanno dimostrato che alimentare il bambino con una formula priva di latte (ad esempio a base di soia, riso o idrolisati) NON migliora in nessun modo le coliche. 
  • un’altra ipotesi è che alcuni neonati abbiano difficoltà a controllare le proprie emozioni e quindi vadano incontro a crisi di pianto inconsolabile. Il controllo verrebbe raggiunto più tardi, con la maturazione del sistema nervoso centrale, e porterebbe alla scomparsa delle coliche.

La diagnosi di coliche viene eseguita dal pediatra, escludendo altre patologie: se il piccolo mangia meno del solito, non si attacca al seno come al solito, è irritabile o sonnolento, presenta vomito o diarrea ed ha un respiro diverso dal solito – più frequente o più faticoso – è bene che i genitori informino rapidamente il medico.

Purtroppo per i piccoli, ma anche per i genitori, non esiste una cura per le coliche. Nessuno dei farmaci attualmente utilizzato (ad es. simeticone, cimetropio bromuro e fermenti lattici) si è dimostrato efficace negli studi clinici.

In mancanza di farmaci realmente efficaci ogni tentativo (lecito) è accettabile.

In linea di massima possiamo: 

  • cullare il bambino e cantargli una ninna nanna che lo rilassi
  • accertarsi che non abbia fame
  • provare a cambiare posizione al piccolo in modo che cambi la visuale
  • portarlo in giro con la carrozzina e con la macchina
  • usare i rumori come il phon o l’asciugatrice: questi rumori di sottofondo rilassano i neonati e li calmano

Sono da evitare rimedi non approvati dall’ AIFA: aromaterapia, agopuntura, naturopatia e altri perchè, non essendo soggetti al controllo delle agenzie regolatorie, possono esporre il bambino a rischi imprevedibili.                      

      Dott.ssa A. Sinigaglia

Fonte: Ospedale Bambin Gesù, Roma.

Hi, How Can We Help You?
× Come possiamo aiutarti?